Esercizi d’amore di Alain De Botton

Dopo aver letto “Il corso dell’amore”, di Alain De Botton, ed essere rimasta folgorata dalla sua scrittura, ho deciso di leggere altri suoi testi. Ecco perché la scelta di “Esercizi d’amore”.

L’argomento mi interessa molto, son una persona innamorata dell’amore e tendenzialmente introspettiva e tutti i libri che si propongono di approfondire la questione mi attirano. Frequentemente però rimango delusa dalla banalità alla quale viene ridotto il tema, anche quando affrontato in chiave ironica. Alain De Botton l’ho trovato invece semplicemente geniale: prima di tutto per come scrive, si capisce che tra le righe c’è una persona colta e varrebbe la pena di leggere i suoi libri solo per farsi una cultura linguistica. Poi per come tratta l’argomento: parte dal rapporto tra due persone, raccotando tutte le tappe di una storia d’amore, con ironia, sagacia, cogliendo tutte le sfumature in cui ci riconosciamo. Analizza e disseziona la relazione come in corso di autopsia ed è davvero divertente e brillante.

In “Esercizi d’amore” i protagonisti si conoscono in aereo: si parte quindi dall’analisi di come avvenga il passaggio da incontro casuale a desiderio di rivedersi. La persona in questione in poco tempo deve darci qualcosa che ci induca a pensare che valga la pena rivederla. Poi si passa al primo appuntamento ufficiale, quando si ha paura di deludere le aspettative dell’altro, alla conquista dell’intimità, alla gelosia, alla paura di perdere l’altro.

“Nell’ossessione  l’uomo assetato immagina l’acqua, le palme e l’ombra non perché ce ne siano oggettivi indizi, ma perché ne ha pressante necessità. I bisogni disperati fanno vedere la soluzione attraverso l e allucinazioni: l’assetato ha l’allucinazione dell’acqua, il bisogno d’amore provoca l’allucinazione dell’uomo, o della donna, ideale. L’ossessione dell’oasi non è mai una delusione completa: l’uomo nel deserto vede qualcosa all’orizzonte. E’ che le palme sono inaridite, il pozzo secco, il luogo infestato di locuste”.

In questa frase mi ritrovo perfettamente: mi è capitato più volte di credere di aver trovato l’anima gemella, per poi scoprire che non solo non eravamo gemelli, ma neanche parenti alla lontana. Quando ormai mi ero quasi decisa a tenermi la sete (tornando al paragone con l’oasi), ho vinto una fornitura a vita di acqua fresca 🙂

Una conclusione che mi sento di trarre dal libro è che, in amore, essere troppo cerebrali non serve, anzi può essere dannoso. So che per molti, la sottoscritta in prima fila, è praticamente impossibile non pensare, non ragionare su ogni minima parola o atteggiamento. Ma è inutile: se l’altro ci vuole lo capiremo, non lo dovremo interpretare. Se non ci vuole, non c’è nulla che noi possiamo fare per convincerlo; non è perché l’altro sia cattivo o perché noi non siamo all’altezza, semplicemente succede.  Secondo me quando una storia diventa troppo macchinosa o difficile da gestire, bisogna diffidare. Non che debba essere sempre tutto rose e fiori, ma quando la strada è quella giusta, in genere è ben asfaltata.

“Quando iniziano una relazione le due parti dovrebbero essere alla pari, pronte a dare quanto ricevono – non uno che cerca l’avventura di una notte e l’altra che desidera amore vero. Io credo che di  lì venga tutto il tormento, che ci sia uno squilibrio, quando la gente non è abbastanza sicura di sé e di cosa vuole dalla vita o che altro”.

Di matrimonio, in “Esercizi d’amore” , si accenna soltanto alla fine, non è l’argomento principale. Lo è invece ne “Il corso dell’amore” e mi permetto quindi di fare globalmente una osservazione: il matrimonio è il coronamento di un amore maturo, scelto da due persone che hanno voglia di impegnarsi e di “lavorare” l’uno per l’altra, senza paura di non avere una via d’uscita (e non ditemi che adesso c’è il divorzio breve), perché un’uscita tanto non la vogliono. Non è questione di religioso o civile, è questione di motivazione e disponibilità al rischio: il rischio che duri davvero tutta la vita e, per chi ci crede, anche oltre. Il matrimonio è per i coraggiosi.

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