Tredici giorni con John C. e altri racconti di Jojo Moyes

Fino ad ora non sono mai stata una grande fan di Jojo Moyes ma, come promesso nel post di anteprima del libro, ho letto “Tredici giorni con John C. e altri racconti” e devo dire che è il lavoro dell’autrice che ho apprezzato di più. Semplice, breve ma molto efficace. Si tratta di otto racconti che esplorano i diversi momenti nella vita di una coppia, analizzandoli dal punto di vista delle protagoniste femminili.

C’è la coppia ormai logorata dalle incombenze della vita quotidiana, che vive l’intimità talmente di rado da trovarla imbarazzante. Se il sentimento alla base del matrimonio è autentico, basta poco per ritrovare un po’ di complicità e di voglia di andare avanti sempre insieme (“Amore nel pomeriggio“). Ci sono i ricordi, che a volte spuntano fuori dal passato e inducono a mettere in discussione ciò che nel frattempo si è costruito, come accade a Beth ne “Cogli l’attimo”. Dipende, non se per cogliere l’attimo si rischiano anni di matrimonio.

Il racconto che ho preferito è “I sandali di coccodrillo”, non solo per le mitiche scarpe dalla suola rossa e il tacco vertiginoso (io personalmente le adoro!). Mi è piaciuta la tenerezza con cui viene presentata la protagonista Sam, una donna che ha perso quasi del tutto la stima di sé e si vede solo come una madre e una moglie, non più come una femmina. In realtà si può vivere con soddisfazione tra casa e lavoro anche concedendosi qualche piccolo lusso che tenga alto il morale; anche il resto della famiglia ne trae beneficio. Il racconto che mi è piaciuto di meno in realtà non c’è, mi sono piaciuti tutti 🙂 Il più originale senza dubbio “Mani in alto!”, dove una rapina in una gioielleria finisce in modo davvero inatteso e improbabile.

“Mi scusi, è che non sono nello spirito natalizio. Per essere sincera, ho appena bevuto un bel bicchiere di vino bianco, e questo significa che dico ciò che penso”. “Perché, di solito non lo fa? Non dice ciò che pensa?”. “Mai. E’ più sicuro”. Chrissie cerca di mascherare la sua affermazione con un sorriso allegro, ma le parole si spengono in un breve silenzio imbarazzato.

Il messaggio  del libro è che niente autorizza una donna ad annullarsi, né il lavoro né la famiglia. Deve continuare a prendersi cura di sè e non sentirsi in colpa se lo fa; altrimenti alla lunga rischia di scoppiare. L’altro insegnamento è che le cose davvero importanti nella vita sono poche e non bisogna perderle di vista o metterle in pericolo per l’incapacità di resistere ad una tentazione che, nella maggior parte dei casi, si rivela un abbaglio. Nei racconti è presente anche il tema del tradimento, che appare sempre come elemento negativo, che disturba, confonde, intossica. Evidentemente l’autrice è una sostenitrice della fedeltà che, concordo pienamente, è di gran lunga più appagante.

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