La principessa sposa di William Goldman

Titolo: La principessa sposa

Autore: William Goldman

Editore: Marcos y Marcos

Voto: 3,5 su 5

Sinossi (Marcos y Marcos): “Un celebre sceneggiatore è disperatamente a caccia di una copia del romanzo chiave della propria infanzia. Quel romanzo gli aveva spalancato orizzonti impensati, rivelato uno strumento strepitoso: la lettura. Darebbe un occhio pur di trovarlo, vorrebbe regalarlo al figlio viziato e annoiato, sperando che il prodigio si ripeta. Quando ne agguanta una copia, si rende conto che molti capitoli noiosi erano stati tagliati dalla sapiente lettura ad alta voce del padre. Decide di riscriverlo. Togliere lungaggini e divagazioni. Rendere scintillante la “parte buona”. La magia si realizza. Il risultato è straordinario. Si parte da una cotta clamorosa, un amore eterno tra un garzone di stalla e la sua splendida padrona, che sembra naufragare a causa di una disgrazia marittima. C’è poi il di lei fidanzamento con un principe freddo e calcolatore. Poi c’è un rapimento, un lungo inseguimento, molte sfide: il ritmo cresce, l’atmosfera si arroventa. Disfide, cimenti, odio e veleni, certo. Ma anche vera passione, musica, nostalgia”.

Vi ricorda qualcosa? Provo a buttar lì qualche nome: Bottondoro, Westley, pirata Roberts…ancora nulla? Un film (no, non quello del mio matrimonio, anche se vi concedo che il titolo possa ispirarmi :)) che spesso viene riproposto nelle vacanze di Natale e quest’anno non ha fatto eccezione…bè, si tratta de “La storia fantastica”, con una giovane Robin Wright (la Claire Underwood di House of Cards) nei panni di Bottondoro. E’ da questo libro degli anni ’70 che è stato tratto.

“La principessa sposa” scorre veloce, anche perché a detta dell’autore si tratterebbe di una riduzione di un lavoro più lungo e noioso di un certo Morgenstern (che non esiste) e i commenti di Goldman sono presenti, in corsivo, in tutto il libro. Sicuramente è meno emozionante e romantico del film, ma è più divertente ed originale, con la sua ricchezza di personaggi e di luoghi. La morale è un po’ triste: la vita non è giusta e prima ce lo mettiamo in testa e meglio è. Io però sono ottimista e voglio credere nel lieto fine, sempre e comounque.

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