Due cuori a Parigi di Caroline Vermalle

Titolo: Due cuori a Parigi

Autore: Caroline Vermalle

Editore: Feltrinelli

Voto: 3 su 5

Sinossi (Feltrinelli): “Avremo sempre Parigi,” dice Humphrey Bogart a Ingrid Bergman in Casablanca. È il fascino della capitale francese, con il suo eterno romanticismo. Ma essere all’altezza del mito non è facile. È ciò che imparano, loro malgrado, Guillaume – guida turistica professionista e aspirante scrittore – e gli altri impiegati dell’agenzia di viaggi i love paris, sull’orlo del fallimento. Il motivo? La sindrome di Parigi, una sorta di depressione che colpisce i turisti stranieri quando si accorgono che la città che avevano tanto idealizzato non corrisponde alle loro aspettative. Parigi può essere un posto che fa paura e a volte i parigini sono davvero scostanti, nessuno lo sa meglio di Guillaume, che nella Ville Lumière ha visto i propri sogni spegnersi uno dopo l’altro. A salvarlo, solo un gruppo ristretto di amici, tra cui la ribelle ed eccentrica Edie.
Quando la ragazza annuncia di volersi trasferire a New York, a Guillaume crolla il mondo addosso. Perché in quel momento, dopo anni di innocente complicità, scopre di non poter vivere senza di lei, e non per questioni di amicizia. Ignara di tutto, Edie decide di tentare un’estrema mossa per salvare i love paris prima della partenza: convincere una celebre blogger giapponese che Parigi ha davvero un cuore magico e pulsante, mettendo in scena per lei una vera e propria Vie en rose. E per romanzare la realtà, quale complice migliore di Guillaume?
Mentre l’impavido manipolo di amici trasforma la città in un teatro a cielo aperto, Guillaume scoprirà che, così come un vecchio amico può ancora sorprenderci, anche Parigi ha sempre qualche asso nella manica. E tra catastrofi ed epifanie troverà infine ciò che tanti hanno solo sognato: il cuore di Parigi”.

Può sembrare paradossale, ma l’unica cosa che non mi ha convinto fino in fondo di “Due cuori a Parigi” è  la storia. La scrittura l’ho davvero apprezzata e l’ho trovata più matura e curata rispetto ai romanzi precedenti. Il ritratto di Parigi è perfettamente riuscito ed mi è sembrato di camminare per le strade della mia città preferita durante la lettura. Per quanto riguarda la storia, è piuttosto semplice, non ha una trama articolata e si svolge interamente a Parigi, fatta eccezione per un breve spostamento nel paese d’origine di Guillaume. Non è però per la semplicità (qualità che in genere apprezzo sempre) che non mi ha convinto, ma  perché non l’ho trovata né particolarmente originale né emozionante. Non sono entrata in sintonia con il protagonista, Guillaume, e probabilmente anche questo ha contribuito.

“Ma sai, certe faccende non si possono decidere a tavolino. La vita ha sempre in serbo qualche sorpresa. Se vuoi essere felice, ragazzo mio, devi prendere le cose come vengono, le cose ma anche le persone, le seccature, le gioie e, già che ci siamo, la morte”.

D’altro canto, la trama in sé passa quasi in secondo piano rispetto alle atmosfere, alle luci e ai colori di Parigi che nel romanzo sono perfettamente delineati. Ed è questa la forza del libro, secondo me. Ogni lettore può metterci dentro la sua storia, le sue sensazioni, i suoi ricordi. Io sono stata a Parigi quattro volte e già dopo la prima l’ho sentita mia; non trovo che sia necessario “falsificare” un tour per rendere speciale un soggiorno in una città che è già perfetta così. Aneddoto: durante la prima visita a Parigi, avrò avuto sedici anni, mi sono autoinviata a casa una cartolina con scritto “Ti amo”. Sì lo so, è profondamente da sfigati. La buona notizia è che al quarto viaggio nella Ville Lumière ero in ottima compagnia 🙂 A questo proposito, ne approfitto per fare tanti auguri ad una persona molto speciale…glieli faccio nell’ultima riga, quella che in genere nelle favole recita “E vissero per sempre felici e contenti”. 

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