Magari domani resto di Lorenzo Marone

Titolo: Magari domani resto

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli

Voto: 4,5 su 5

Sinossi (Feltrinelli): “Luce, una trentenne napoletana, vive nei Quartieri Spagnoli ed è una giovane onesta, combattiva, abituata a prendere a schiaffi la vita. Fa l’avvocato, sempre in jeans, anfibi e capelli corti alla maschiaccio. Il padre ha abbandonato lei, la madre e un fratello, che poi ha deciso a sua volta di andarsene di casa e vivere al Nord. Così Luce è rimasta bloccata nella sua realtà abitata da una madre bigotta e infelice, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un capo viscido e ambiguo, un avvocato cascamorto con il pelo sullo stomaco. Come conforto, le passeggiate sul lungomare con Alleria, il suo cane superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con il suo anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Un giorno a Luce viene assegnata una causa per l’affidamento di un minore, e qualcosa inizia a cambiare. All’improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma forse è l’occasione per sciogliere nodi del passato e mettere un po’ d’ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito il vento che gli diceva di fuggire, o magari restare? “

Spesso un autore stupisce, e illude, con il primo romanzo (in questo caso “La tentazione di essere felici”), per poi deludere con quelli successivi. Trovo che invece Lorenzo Marone abbia ancora molto da regalare ai lettori e il nuovo libro, “Magari domani resto”, mi è piaciuto anche più dei precedenti.  Un libro intenso, concreto, autentico, vero come il luogo in cui è ambientato, Napoli, la città dell’autore. Nei dialoghi troviamo un po’ del colore partenopeo, ma è un elemento che non guasta e non rende la lettura meno accessibile a chi abbia origini più “nordiche”. E’ un romanzo ricco di filosofia della vita, ma non da quattro soldi con le solite frasi trite e ritrite: i personaggi sfornano riflessioni una dietro l’altra e io credo di non aver mai sottolineato così tante citazioni in un libro. Si parla di famiglia, di essere genitori e di essere figli. “I genitori dovrebbero insegnare a rincorrere le passioni, non i progetti”. Si parla di rapporti, di chi sceglie di partire e chi di restare. Un libro che non avrei mai voluto terminasse e che consiglio proprio a tutti.

“La sera, però, tutti torniamo a casa e ci mettiamo comodi sul divano, ad aspettare che qualcuno infili i piedi freddi sotto le nostre gambe o ci dica che è pronto in tavola. Non le chiamerei semplicemente abitudini, ma un modo per rendere il cielo sopra di noi meno imponente, per sentire di avere un posto dove bastano i nostri soliti piccoli gesti quotidiani a far funzionare le cose. Essere abitudinari non è poi così da sfigati”. 

E a questo punto, dopo aver chiuso questo bellissimo romanzo, vado a  preparare il risotto alla milanese per mio marito e poi mi metterò vicino a lui sul divano, con i miei piedi freddi sotto le sue gambe. Sono fortunata a poter avere delle abitudini.

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