La figlia del mercante di seta di Dinah Jefferies

Titolo: La figlia del mercante di seta

Autore: Dinah Jefferies

Editore: Newton Compton

Voto: 3.5 su 5

Sinossi (Newton Compton): “1952, Indocina francese. Dalla morte della madre, Nicole, diciottenne franco-vietnamita, è vissuta all’ombra della bella sorella maggiore, Sylvie. Quando Sylvie prende le redini degli affari di famiglia, che ruotano intorno al commercio della seta, a Nicole non resta che accontentarsi della gestione di un vecchio negozio, nel quartiere vietnamita di Hanoi. La zona, tuttavia, pullula di militanti ribelli pronti a tutto per porre fine alla dominazione francese, persino a tradire i loro cari. In questo clima sempre più teso Nicole scopre la corruzione su cui si regge il sistema coloniale e si rende conto con sgomento che anche la sua famiglia è coinvolta… Nel frattempo, la ragazza conosce Trân, un ribelle vietnamita, e, nonostante sia innamorata di Mark, un affascinante imprenditore americano che incarna alla perfezione l’uomo dei suoi sogni, le sembra finalmente di intravedere una via di fuga da una vita che non ha scelto e da una cultura a cui non sente di appartenere. In un Paese dilaniato dai contrasti, è difficile per Nicole fare la scelta giusta, capire di chi fidarsi… “

Non molto tempo fa ho recensito il libro precedente, “Il profumo delle foglie di tè”, e nel complesso continuo a preferirlo a quest’ultimo, ecco spiegato il perché del mezzo voto in meno. “La figlia del mercante di seta” è un romanzo molto bello e coinvolgente, e leggerò sicuramente il successivo che l’autrice, nei ringraziamenti, annuncia essere ambientato in India. Nei romanzi di Dinah Jefferies ha sempre un ruolo importante l’atmosfera, in questo caso quella orientale ed esotica del Vietnam coloniale. Anche qui c’è un personaggio femminile, Nicole, che fa da protagonista mentre cerca di costruirsi una identità e una vita, e c’è una bellissima storia d’amore. Già nel libro precedente avevo provato angoscia in alcuni punti e qui la sensazione è amplificata, ho vissuto con la tachicardia almeno la metà del romanzo, il carico emotivo è notevole: un risultato riuscitissimo per l’autrice, un po’ meno per qualche lettrice impressionabile, perché il coinvolgimento è veramente intenso.

“Se lucidi un pezzo di ferro abbastanza a lungo, puoi farlo diventare un ago”

Ho scelto questa breve citazione perché mi sono un po’ ritrovata nella iniziale scarsa autostima di Nicole, nel suo non credersi abbastanza, non sentirsi all’altezza o in grado di diventare indipendente, conquistare un uomo, costruirsi una famiglia. E invece poi fa tutto questo e lo fa anche bene. Perché, come il suo compagno Mark puntualizza, anche se vive da brutto anatroccolo, in realtà è sempre stata un cigno.

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