Incontro con l’autore: Andrea Vitali

Come annunciato su Facebook e Twitter, venerdì 3 marzo ho partecipato alla presentazione del libro “A cantare fu il cane” di Andrea Vitali presso la libreria il Gabbiano di Vimercate.  Trattandosi di uno dei miei scrittori contemporanei preferiti, non mi sono  lasciata scappare l’occasione di incontrarlo di persona e, complice la fortuna, di offrirgli anche un caffè. Per me è stata un’emozione stringere la mano a uno dei miei idoli, che è riuscito a fare di una grande passione la sua professione e ad arrivare dove forse nemmeno lui si immaginava. Il fatto che una persona con il mio stesso titolo universitario sia riuscita in quello che per me è ancora solo un sogno un po’ mi è di incoraggiamento.

Me lo immaginavo brillante, simpatico e spontaneo e non sono rimasta delusa: è stata una serata estremamente piacevole, più simile ad una chiacchierata tra amici che a un incontro formale tra un autore famoso e i suoi lettori. Andrea Vitali  ha parlato del nuovo libro e della sua vita di scrittore in generale, svelando alcune curiosità sul suo lavoro: innanzi tutto che fatica a definirlo tale, perché si è sempre divertito a scrivere e non lo ha mai considerato una fatica (sensazione che si accompagna a quasi tutte le professioni). I suoi romanzi vengono scritti a mano e questo gli causa periodici episodi di epicondilite, diciamo il “gomito dello scrittore”. Il titolo è rigorosamente scelto da lui, a volte con la collaborazione della moglie, mentre la copertina è inevitabilmente vittima delle logiche di marketing e talvolta non è come l’avrebbe voluta. Andrea Vitali è anche un accanito lettore e divora un libro ogni due o tre giorni; conduce una vita molto tranquilla e si allontana malvolentieri da Bellano, a cui è molto affezionato.

Durante la serata Vitali ha inoltre dispensato qualche consiglio di lettura: in particolare mi ha colpito positivamente la risposta che ha dato ad una signora che chiedeva qualche titolo per studenti delle medie, per non ricadere sui fantasy che ormai spopolano ma nemmeno sui classici proposti a scuola – come il Verga –  a suo parere troppo impegnativi e forse più adatti ad essere letti “dopo”. Vitali ha replicato che il “dopo” rischia di diventare “mai”, se i semi non vengono gettati al momento giusto: difficile trasformarsi in accaniti lettori da adulti, se non si è stati adeguatamente stimolati alla lettura da bambini. A questo punto mi permetto una riflessione personale: venerdì sera io ero l’unica persona presente della mia fascia d’età. Me lo aspettavo, perché anche in altri contesti (ad esempio sul lavoro) non ho  la possibilità di condividere la mia passione con coetanei, ma sono comunque rimasta colpita dall’ennesima conferma che i giovani non leggono. Io non saprei immaginare la mia vita senza i libri, già da bambina leggevo molto e già allora non conoscevo molti altri piccoli lettori. Sicuramente avere libri a disposizione in casa e vedere i miei genitori  leggere mi avrà influenzato, ma a parte questo non mi spiego la mancanza di interesse – per non dire l’avversione – dei giovani per la lettura. Peggio per loro, non sanno cosa si perdono: sicuramente i romanzi di Vitali…a proposito: ora vado a mettere al sicuro la mia copia autografata!

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