Ti scrivo che ti amo a cura di Guido Davico Bonino

Titolo: Ti scrivo che ti amo – 299 lettere d’amore italiane

Autore: a cura di Guido Davico Bonino

Editore: UTET

Voto: 3,5 su 5

Sinossi (UTET): “Le lettere del passato ci parlano d’amore in modi e toni spesso diversi dai nostri. Hanno presupposti ormai a noi sconosciuti: la distanza, il segreto, l’attesa. Per gli amanti lontani è il tentativo di mantenere vivo un legame sfidando i chilometri e i tempi lunghi delle poste; per gli amanti vicini la lettera è invece il luogo in cui si confessano le paure, i bisogni, ciò che un tempo a voce spesso non si poteva dire. Per entrambi, vicini e lontani, dilatava con dolcezza i ritmi della comunicazione e quelli propri dell’amore. Di fronte alla pagina bianca, l’amore epistolare si concretizzava in parole capaci di tracciare ogni fase del rapporto, ogni sfumatura di un sentimento complesso e mutevole. Ci sono lettere che raccontano l’amore coniugale, a volte illuminandone le crepe in superficie; altre ci parlano di un amore che si ferma sulle soglie dell’amicizia, sublimandosi in stima e rispetto; ci sono poi quelle infiammate di passione o avvelenate dalla gelosia, quelle dolorose della rinuncia, dell’abbandono, del distacco. Ciascuna è unica e singolare, rivelatrice: il prodotto inimitabile dell’incontro di due vite. Guido Davico Bonino ci guida fra i meccanismi del sentimento amoroso sfruttando lo sterminato patrimonio di lettere di grandi personaggi italiani: nomi celebri come Luigi Pirandello, Giacomo Leopardi e Grazia Deledda o meno noti ma preziosi come Andrea Calmo e Cassandra Fedele, lettere di scrittrici e scrittori ma anche di politici e partigiani, compositori, cantanti e pittori”.

Non voglio che pensiate che la mia vena romantica si sia esaurita, perciò vi propongo una bella antologia di lettere d’amore scritte da personaggi del panorama letterario e politico italiano. Partiamo dalla seconda metà del Quattrocento – con Pietro Bembo e Michelangelo Buonarroti – fino al Novecento – con nomi del calibro di Gabriele D’Annunzio e Antonio Gramsci-. Sono lettere tra coniugi, tra amici molto intimi (non necessariamente di sesso opposto) e tra amanti, quindi vengono proposti differenti modelli di rapporti. Inutile dirvi quale si confermi secondo me il più appagante, in ogni caso il mio carteggio preferito è quello tra Isabella de’ Medici e il marito Paolo Giordano Orsini: nonostante per molto tempo le confuse informazioni a disposizione avessero fatto pensare ad una morte della donna per omicidio da parte del consorte in preda alla gelosia, oggi sappiamo che Isabella morì di malattia e le lettere dimostrano che il loro fu un matrimonio tutto sommato ben riuscito.

La prima parte della raccolta è più faticosa da leggere perché la lingua italiana è quella dell’epoca, quindi la lettura è meno scorrevole. “Ti scrivo che ti amo” è un libro molto interessante, voluminoso ma con il vantaggio di non dover essere letto per forza tutto d’un fiato; è possibile apprezzarlo anche un capitolo alla volta o magari leggendolo non in modo sequenziale, scegliendo i personaggi che interessano o incuriosiscono di più.

E ora non può mancare una citazione – a fatica ne ho scelta solo una! – che dedico ovviamente al mio caro consorte (e quindi concedetemi di convertirla al maschile):

“…che io possa dirti una volta nella mia lingua, nella tua lingua che mi sei caro, che ti amo disperatamente, che ti amo ogni giorno di più, che né tempo, né altro farà mai che io t’ami meno, che penso a te sempre, sempre, che sogno di te – che vivo per te – che ti ricordo come un prigioniero la patria, e la libertà, che da te solo mi vien gioia, e dolore; – che t’ho amato, e ti amo come né posso dirti, né tu, perdonami, puoi intendere, né forse è bene che tu intenda”. (G. Mazzini)

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