Jane Eyre di Charlotte Bronte

Titolo: Jane Eyre

Autore: Charlotte Bronte

Editore: Mondadori

Voto: 4,5 su 5

Sinossi (Mondadori): “La storia romantica di una modesta e poco appariscente istitutrice che, con il suo fascino discreto e la sua forza di carattere, riesce a conquistare il tenebroso e avvenente signore di Rochester, la cui giovane figlia è affidata alle sue cure”.

La sinossi è scarna, ma non importa: credo che tutti conosciate “Jane Eyre” (spero non soltanto dal film) e abbiate un’idea della trama. Io stessa l’ho letto più volte e il mio volumetto è ormai ingiallito e un po’ consumato. Ogni volta che lo leggo rimango colpita dalla passione che emerge dalle sue pagine e che mi coinvolge come se io provassi i sentimenti di Jane e sentissi quello che sente lei. Del resto, “appassionata” è l’aggettivo che spesso si legge in riferimento alla protagonista, nel romanzo, ma anche all’autrice, nelle sue biografie. “Jane Eyre” è il primo libro pubblicato da Charlotte – non il primo scritto, quello è “Il professore” – ed è ancora oggi il suo maggior successo, quello per cui tutti la ricordano. In parte credo sia perché, essendo scritto in prima persona, risulta più coinvolgente ed emozionante, meno “impostato” rispetto a “Shirley” e a “Villette”. Per quanto in tutti i suoi romanzi la Bronte inserisca elementi autobiografici, forse in “Jane Eyre” c’è molto più che negli altri e non è difficile identificare nella scuola di Lowood l’istituto di carità frequentato da Charlotte e dalle sue sorelle, due delle quali lì si ammalarono e persero la vita.

In questo romanzo emerge anche la posizione dell’autrice nei confronti del ruolo della donna, posizione piuttosto rivoluzionaria se ricordiamo che siamo nella prima metà dell’Ottocento. A Charlotte – e di conseguenza anche a Jane – non va proprio giù che una donna debba accontentarsi di trascorrere il suo tempo tra il cucito, la gestione della casa e le uscite pubbliche (per le più abbienti), in attesa di essere chiesta in moglie. Jane vuole essere indipendente, guadagnarsi da vivere e sposarsi non per necessità, ma per affinità.

“Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà, che ora esercito lasciandovi”.

Rispetto ad altri classici della letteratura inglese – Jane Austen, tanto per fare un nome – il tono di “Jane Eyre” è un po’ più cupo, il che è anche comprensibile vista la povertà di alcune situazioni descritte. Charlotte Bronte era una donna appassionata, ma le vicende della sua vita non  l’hanno resa particolarmente allegra. Mi chiedo come sarebbe andata se fosse nata e cresciuta in un altro contesto, con altre possibilità.

 

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