Soul surfer di Bethany Hamilton

Titolo: Soul surfer

Autore: Bethany Hamilton

Editore: Pocket Books; New edition edizione 

Voto: 3,5 su 5

Sinossi (New edition): “They say Bethany Hamilton has saltwater in her veins. How else could one explain the tremendous passion that drives her to surf? How else could one explain that nothing – not even the loss of her arm in a horrific shark attack – could come between her and the waves? That Halloween morning in Kauai, Hawaii Bethany responded to the shark’s stealth with a calmness beyond belief. Pushing pain and panic aside, she immediately thought: ‘Get to the beach…’ Rushed to the hospital, where her father, Ted Hamilton, was about to undergo knee surgery, Bethany found herself taking his spot in the operating theatre. When the first thing Bethany wanted to know after surgery was ‘When can I surf again?’ it became clear that her unfaltering spirit and determination were part of a greater story – a tale of courage and faith that this modest and soft-spoken girl would come to share with the world”.

Prima di tutto voglio precisare che, nonostante io abbia dato un voto a questo libro come faccio con tutti, non ritengo sensato valutare il testo in quanto ciò che davvero conta e che, personalmente, mi ha colpito è il personaggio, al quale darei un 5 su 5. Seconda precisazione, il libro è in inglese e non credo che esista in italiano; è piuttosto facile da leggere ma, se qualcuno volesse una soluzione più semplice per conoscere Bethany, può guardare il bellissimo film Soul Surfer.

Proprio da questo film è partito tutto, l’ho guardato per caso, senza sapere che parlasse di una storia vera, e da allora ogni tanto lo rivedo e mi piace sempre di più. Così ho comprato il libro per approfondire il personaggio: Bethany Hamilton è una surfista hawaiana che all’età di 13 anni è stata attaccata da uno squalo e ha perso il braccio sinistro. E’ stata fortunata, perché avrebbe potuto perdere la vita, ma ha rischiato di non poter più seguire il suo sogno di diventare una surfista professionista. Probabilmente molti al suo posto (io per prima, credo) si sarebbero arresi e invece lei è tornata in acqua appena rimossi i punti di sutura dalla ferita. Ha dovuto rivedere il suo modo di fare surf, perchè con un braccio solo mantenere l’equilibrio e compiere alcuni movimenti non è affatto facile. La sua famiglia, cristiana e ben inserita nella comunità dell’isola di Kauai, l’ha sostenuta in tutto e la sua fede in Dio, molto forte per una ragazzina così giovane, le ha permesso di vedere la sua sventura in una prospettiva diversa e di credere sempre che da ogni evento, anche avverso, può venire qualcosa di buono.

Cosa ci trovo di tanto speciale? Perché mi piace tanto da aver comprato un paio di calzoncini da spiaggia del marchio che fa da sponsor a lei (e che in generale veste moltissimi surfisti)? Non certo per lo sport: sono una fifona e in acqua fatico a nuotare, quindi figuriamoci se mi metto a cavalcare le onde. La verità è che trovo Bethany un grande simbolo di resilienza e di fede cristiana e mi è di ispirazione. E concludo con le sue parole:

“In the end, I’m really proud of what I’ve written here. I think it’s truthful, and I hope it inspires and motivates people to tackle any obstacles in their lives. I hope it helps people find faith in God and in their own strenght and ability. I hope it motivates someone going through a tough time right now to keep on fighting until they rise above it. You can and will get through it. I’m living proof that where there’s a will, there’s a way”.

 

 

 

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