Tre volte te di Federico Moccia – parte II

Titolo: Tre volte te

Autore: Federico Moccia

Editore: Nord

Voto: 0 su 5

Sinossi (Nord): “Che fine ha fatto quel ragazzo arrabbiato col mondo intero, il picchiatore che passava i pomeriggi in piazza con gli amici e le notti a correre in moto? A volte, Step ha l’impressione che quella vita appartenga a un altro. Ormai lui è una persona molto diversa, è un produttore televisivo di successo e sta per sposarsi con Gin, la donna che ha scelto. Gin che è dolce, bella, tenera, perfetta. E che gli ha perdonato persino lo sbaglio di sei anni prima, quando lui l’ha tradita con Babi, il suo primo, mai dimenticato amore. Babi e Step non si sono più rivisti da allora, ma ecco che Babi rientra come un tornado nella sua vita, rivelandogli una verità sconvolgente. E Step è costretto a riconsiderare tutte le sue scelte, a mettere in discussione tutte le sue certezze. E a porsi delle domande scomode. È davvero felice con Gin? Babi è solo un ricordo o un fuoco che niente e nessuno potrà mai spegnere?”

“Tre volte te” è un romanzo che, piaccia o non piaccia, scorre veloce. Nel mio caso la facilità di lettura mi ha permesso di arrivare in fondo alle sue 714 pagine senza cedere alla tentazione di interrompermi prima. Quando voglio esprimere una critica vado con piedi di piombo, perché io non sono nessuno, però non posso fare finta di apprezzare un lavoro che invece ho trovato davvero scadente. A partire dalla prosa, scorrevole ma dozzinale, e dai dialoghi, a tratti di una banalità impressionante.

Venendo alla trama, per fortuna non si parla soltanto di Babi e Step ma c’è anche qualche breve intermezzo relativo ad altri personaggi, perché Moccia ha voluto dirci come va a finire proprio di tutti. Non se ne sentiva la mancanza, per lo meno io non la sentivo.  Il grande successo della storia di “Tre metri sopra il cielo” è stato nel 2004, in corrispondenza dell’uscita del film, seguito nel 2007 da “Ho voglia di te”: da allora sono trascorsi 6 anni per i personaggi ma ben tredici (se consideriamo il primo romanzo, che è poi il più famoso) per il pubblico. Un pubblico – del quale per età posso dire di far parte anch’io – che nel frattempo è cresciuto, maturato e non è più nella fase della vita in cui si scorrazza in moto, si attaccano i lucchetti a Ponte Milvio e si compiono atti irresponsabili. Mi ha sempre affascinato la questione dei lucchetti, intendiamoci, però ai tempi di 3msc. Oggi sono più affascinata dalla fede che porto al dito. Ciò che voglio dire è che, al di là del giudizio su come sia riuscito il romanzo, è all’origine che sta l’errore. Il fascino di Step e Babi, del cattivo ragazzo e della perfettina che si innamorano,  sarebbe dovuto rimanere un bel ricordo, come la vecchia pubblicità del cornetto “Cuore di panna”. Invece no, Federico Moccia secondo me ha rovinato tutto raccontando una serie di cose, forse troppe, che non avrei mai voluto sapere. E mi astengo da esprimere un giudizio morale sui fatti perché non voglio passare per bacchettona 😉

Ecco, mi sono sfogata. Buona giornata a tutti!

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