Un battito d’ali di Sveva Casati Modignani

Titolo: Un battito d’ali

Autore: Sveva Casati Modignani

Editore: Mondadori

Voto: 4 su 5

Sinossi (Mondadori): “Sveva è inginocchiata nel suo giardino, intenta a sradicare le erbe infestanti. All’improvviso sente un profumo inequivocabile, quello di suo padre, e si rende conto di quanto lui le sia ancora vicino nonostante sia mancato ormai trent’anni fa. “Caro papà, è stato così che ho deciso di raccontarti quello che ti ho sempre taciuto…”, scrive, aprendo lo scrigno della memoria. Il ricordo la riporta alla fine degli anni cinquanta, a Milano, quando è una giovane donna costretta a lasciare l’università per affacciarsi al mondo del lavoro con la piena consapevolezza di non saper fare nulla di concreto. Si improvvisa segretaria prima in un ufficio di rappresentanza commerciale, poi in una prestigiosa galleria d’arte, dove incrocia artisti e intellettuali che solleticano la sua curiosità. Ma per quel lavoro non sente alcuna inclinazione, e ben presto capisce di dovere imboccare un’altra strada, perché ciò che le piace davvero è il mestiere di scrivere. Diventerà una narratrice dopo anni di giornalismo. Gli esordi di Sveva Casati Modignani hanno dell’incredibile, anche perché raccontano un’Italia del boom economico che non esiste più, dove le prospettive di lavoro erano molto diverse da oggi. In questo viaggio nel passato, che alterna una graffiante lucidità con la tenerezza che la lega alle persone amate, l’autrice conduce il lettore fino alle soglie della sua affermazione come scrittrice, quando pubblica il suo primo romanzo. E ci ricorda che, nella vita, nulla avviene per caso, che dagli errori si può imparare, che ogni porta chiusa ha una sua chiave per aprirsi”.

Dopo “Il diavolo e la rossumata” ed “Il bacio di Giuda”, ecco il terzo volumetto autobiografico di Sveva. Per me, sua ammiratrice ormai da anni, è sempre un piacere leggere qualcosa di lei, scoprire particolari della sua vita. “Un battito d’ali” l’ho trovato particolarmente interessante perché parla dell’inizio della sua carriera, dei primi lavori che ha svolto e di come sia arrivata a scrivere e pubblicare il suo primo romanzo. Inoltre racconta alcuni suoi viaggi da inviata, in Congo e in Marocco, e spiega cosa l’abbia colpita e segnata di queste esperienze.

La forma e lo stile sono ancora una volta la dimostrazione che la semplicità non necessariamente si accompagna alla banalità. Uno stile semplice e scorrevole può sfociare nel mediocre e nel grossolano, ma i testi di Sveva risultano sempre eleganti e piacevolissimi da leggere.

 

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