Ricordo di Jane Austen di James E. Austen-Leigh

Titolo: Ricordo di Jane Austen

Autore: James E. Austen-Leigh

Editore: Elliot

Voto: 4,5 su 5

Sinossi (Elliot): “Una collezione di ricordi familiari che ricompongono l?esistenza di una grande scrittrice i cui romanzi sono ormai diventati classici della letteratura mondiale. Dalle ricerche dei nipoti, la più celebre quella di James Edward Austen-Leigh, ai materiali postumi, alle tracce delle lettere distrutte, tutto concorre a formare un collage sulla vita dell’autrice. Si anima così un insieme di dettagli quotidiani che contiene dalle descrizioni del suo abbigliamento, alla passione per la filatura, fino alle ore dedicate alla scrittura. Molti sono i segreti che vennero omessi fin dalle prime biografie, e tanto è rimasto non detto della vita sentimentale di questa donna e del suo temperamento complesso, ma di certo da come i suoi nipoti parlano della zia Jane in queste pagine, si intuiscono chiaramente la verve e la genialità che le furono proprie”.

Il nipote di Jane Austen, figlio di uno dei fratelli, che traccia un ritratto della zia: lettura iniziata con la consapevolezza che sarebbe stato inutile dare un voto, perché il contenuto è di fatto ingiudicabile. Avrei potuto formulare qualche critica sulla forma, ma la sobrietà e l’eleganza dello stile me lo hanno fin da subito impedito. Quindi mi sono semplicemente goduta i ricordi della “zia Jane”, che è una delle mie autrici preferite. Non voglio fare a tutti i costi l’originale, quindi ammetto che il mio romanzo preferito sia “Orgoglio e pregiudizio” e che io sia innamorata di Mr Darcy.

Fatti quindi i dovuti chiarimenti, qualche informazione in più sul libro: quando Jane Austen è morta nel 1817 (un anno dopo la nascita di Charlotte Bronte), il nipote James aveva 19 anni. Dopo mezzo secolo riprende in mano i ricordi della zia, raccogliendo testimonianze anche dai cugini, e ne scrive la biografia, che ancora oggi rappresenta un documento fondamentale, nonché estremamente attendibile, sulla vita dell’autrice. Alla sua morte due dei suoi lavori non erano ancora stati pubblicati e lei non era famosa: questo, unito alla riservatezza della famiglia, ha fatto sì che nessuno abbia scritto di lei per molto tempo, contrariamente a quanto è successo per C. Bronte. Dalla descrizione del nipote emerge l’immagine di una bella donna, con i capelli ricci e gli occhi nocciola, gentile, affabile e molto intelligente: i nipoti la consideravano la zia preferita ed è un peccato che le elaborate storie che usava per intrattenerli non siano a nostra disposizione oggi. La sua vita è stata sostanzialmente povera di eventi, trascorsa in seno ad una famiglia molto unita, dedicandosi alla scrittura e ad altri lavoretti domestici, come il ricamo, in cui pare eccellesse perché dotata di grande ordine e precisione in tutto. Ora non voglio svelarvi altro quindi, per ulteriori informazioni, consultate il libro 😉

“Di avvenimenti la sua vita fu singolarmente povera; pochi cambiamenti e nessuna grande crisi ne interruppe mai il tranquillo fluire. Anche la sua fama si può dire che sia stata postuma; non raggiunse mai un vero vigore fino a quando lei non ebbe cessato di esistere. Il suo talento non attirò l’attenzione di altri scrittori, non la mise in contatto con il mondo letterario, né si fece in alcun modo strada attraverso l’oscurità del suo rifugio domestico. Ho quindi ben poco materiale per una biografia dettagliata di mia zia, ma ho un chiaro ricordo della sua persone e del suo carattere, e forse molti possono essere interessati alla descrizione, di quella mente prolifica dalla quale scaturirono i Dashwood e i Bennet, i Bertram e i Woodhouse, i Thorpe e i Musgrove, che sono stati accolti come ospiti consueti accanto al focolare di così tante famiglie, e sono conosciuti uno a uno e così intimamente come se fossero davvero dei vicini”

 

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