Nome d’arte Doris Brilli

Titolo: Nome d’arte Doris Brilli

Autore: Andrea Vitali

Editore: Garzanti

Voto: 4.5 su 5

Sinossi (Garzanti): “La notte del 6 maggio 1928, i carabinieri di Porta Ticinese a Milano fermano due persone per schiamazzi notturni e rissa. Uno è un trentacinquenne, studente universitario provvisto di tesserino da giornalista. Interrogato, snocciola una lista di conoscenze che arriva fino al direttore del «Popolo d’Italia», quel Mussolini fratello di…, per accreditare la sua versione, ovvero che è stato fatto oggetto di adescamento indesiderato. L’altra è una bella ragazza che, naturalmente, sostiene il contrario. Ma amicizie per farsi rispettare non ne ha, e soprattutto non ha con sé i documenti, per cui devono crederle sulla parola circa l’identità e la provenienza: Desolina Berilli, in arte, essendo cantante e ballerina, Doris Brilli, di Bellano. E dunque, la mattina dopo, la ragazza viene scortata al paese natio. Che se ne occupi il nuovo comandante, tale Ernesto Maccadò, giovane maresciallo di origini calabresi giunto sulle sponde del lago di Como da pochi mesi. E lui, il Maccadò, turbato per il clima infausto che ha spento l’allegria sul volto della fresca sposa Maristella, coglie al volo l’occasione per fare il suo mestiere, ignaro delle complicazioni e delle implicazioni che il caso Doris Brilli è potenzialmente in grado di scatenare”.

Vi sembrava strano che, dopo l’uscita di un nuovo romanzo di Andrea Vitali, io non lo avessi ancora letto e recensito? Già, anche a me, ma in fondo sono in ritardo di poco. Lavoro, nuovo impegno universitario…mi riscatto dicendo che nel frattempo sono andata alla presentazione di questo libro e ho incontrato per la seconda volta Andrea Vitali, che si è confermato simpaticissimo, brillante e in sostanza rimane uno dei miei miti contemporanei. 

“Nome d’arte Doris Brilli” è un romanzo particolarmente ben riuscito per i personaggi, dalla scelta dei nomi alle descrizioni, l’ironia, sempre al giusto livello, e l’abilità linguistica e lessicale che mi lascia ogni volta ammirata e invidiosa. Vi regalo un assaggio:

“Erano solo le otto del mattino ma Delmerio Passanò stava provvedendo alla toilette che tutti i sabati gli rubava su e giù un’ora buona. Barba con pelo e contropelo, allume di rocca, lozione rinfrescante. Regolazione del pizzetto. Asportazione di certi esuberanti peli dalle sopracciglia. Pulizia e arrotondamento delle unghie di mani e piedi. Aggiustamento dei capelli su un cranio che si andava qua e là spopolando. Il tutto, insieme con un’accurata vestizione, per poter giungere con ineccepibile aspetto al classico appuntamento delle dieci del mattino presso il caffè-albergo-ristorante Cavallo Bianco dove la meglio borghesia bellanese si dava appuntamento per discutere di affari, politica, economia”.

Geniale, non trovate? Evidentemente Andrea Vitali è ancora ben lontano da quello che a volte accade ad alcuni autori dopo i primi romanzi di successo: perdita di verve, tentativi mal riusciti di mantenersi allo stesso livello dei precedenti…secondo me “Nome d’arte Doris Brilli” è anzi uno dei migliori tra gli ultimi suoi libri. E non ditemi che è seriale: l’ambientazione è sempre Bellano, ma le storie sono tutte una diversa dall’altra con personaggi differenti (bè il maresciallo Maccadò ricorre ma ormai è uno di noi) e ogni volta Vitali si inventa qualcosa di nuovo ed originale. Io resto in attesa del prossimo 😉

 

 

 

 

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