Divorare il cielo di Paolo Giordano

Titolo: Divorare il cielo

Autore: Paolo Giordano

Editore: Einaudi

Voto: 4 su 5

Sinossi: “Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall’ufficio e dalla moglie, che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono «quelli della masseria», molte leggende li accompagnano, vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l’uno all’altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco, per Teresa, quell’angolo di campagna diventa l’unico posto al mondo. Il posto in cui c’è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un’inquietudine che Teresa non conosce, un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni e quattro vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell’universo”.

Sono stata in dubbio se leggere o no l’ultimo lavoro di Paolo Giordano, perchè ricordo ancora il disagio provato con i romanzi precedenti. L’ho iniziato aspettandomi una storia cupa, carica di elementi negativi e sofferenza, senza lieto fine…e infatti è stato così. Mi è rimasta addosso una sensazione di tristezza e caducità davvero fastidiosa. Probabilmente, secondo altri, la storia finisce bene a modo suo, con una apertura al futuro, ma purtroppo non è quello che ho percepito io. Questo è il motivo della mia diffidenza verso questo autore e del voto, alto ma non al massimo.

Pessimismo a parte, “Divorare il cielo” è un gran romanzo. Scritto benissimo, ben articolato, per nulla banale, con i luoghi e i paesaggi che ti entrano dentro; forse sarà che esiste un posto, non in Puglia ma comunque in campagna, che mi manca molto, ma la masseria, pagina dopo pagina, è diventata il centro del mondo anche per me. Altri elementi dominanti sono l’attenzione verso la natura (argomento molto attuale) e il desiderio di una gravidanza, con la dimostrazione che se diventa un’ossessione rischia di rovinare la coppia. 

Non è certo una lettura da ombrellone, troppo angosciante e impegnativa. Consiglio di leggerla prima di andare in vacanza, così da stemperare l’amarezza del romanzo guardando il sole e ritrovando un po’ di ottimismo. 

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